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Acciaio inox richiesta in aumento nel 2018

Acciaio inox richiesta in aumento nel 2018

 

L’acciaio inox è un prodotto composto da più elementi, tra i quali abbiamo: ferro, carbonio, cromo e nichel.

Bisogna comprendere che i prezzi di alcuni di questi elementi hanno un’incidenza significativa sul prezzo finale dell’acciaio e presentano alta variabilità nel tempo.

La componente di base è definita in fase di contrattazione mentre la componente extra lega è calcolata di consegna in consegna facendo riferimento agli indici extra lega relativi alle diverse tipologie di acciai.

In questa situazione diventa cruciale l’attendibilità degli indici di extra lega, calcolati generalmente dai produttori.

Questa attendibilità è basata su una esplicitazione chiara e condivisa della metodologia utilizzata per il calcolo degli indici e sulla verificabilità del prezzo delle singole componenti dell’indice.

Questo è possibile se le singole componenti hanno prezzi derivanti da quotazioni ufficiali.

La domanda di acciaio crescerà anche nel 2018.

Ne è convinta la World Steel Association che scommette su un’ulteriore rafforzamento della richiesta fino a sfiorare quota 1,55 miliardi di tonnellate.

Nel primo Short Range Outlook del 2017 l’associazione mondiale dei produttori indica una crescita per l’anno in corso dell’1,3% sul 2016, mentre per il 2018 la percentuale di recupero prevista è dello 0,9%.

 

Naturalmente, l’attendibilità degli indici di extra lega è anche basata sull’allineamento degli indici calcolati dai diversi produttori.

Nel dettaglio, per l’Europa il tasso di crescita della domanda sarà di un +0,5% nel 2017 e di un +1,4% nel 2018, mentre in base alla spinta delle nuove politiche Usa dovrebbe crescere rispettivamente di un 2,2% nell’anno in corso e di un 2,4% per il prossimo anno.

Le attese per la Cina sono tutte da confermare, hanno portato una crescita nulla della domanda nel 2017 ed addirittura un calo del 2% nel 2018.

Tassi di crescita oltre il 3,5% per entrambi gli anni invece per l’America del Sud e il Medio Oriente.

Per quanto riguarda l’utilizzo, infine, il dato relativo all’Italia indica una flessione del 2,7% nel 2017 a fronte però di un recupero del 2,1% per il 2018.



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